Intervista a Rob Derhak (Moe.)

Un telefono che squilla, una voce che non s’è alzata da molto -del resto le dieci del mattino non sono un’ora molto rock’n roll, no?- per una chiacchierata informale e senza alcun argomento obbligato. Questa l’estrema sintesi dell’intervista a Rob Derhak, bassista e fondatore dei Moe. che vedremo il prossimo 3 aprile in Italia, più precisamente a Cologne (QUI maggiori informazioni)

Rob Derhak (copyright Paul Citone)

Rob Derhak (copyright Paul Citone)

Ciao Rob e grazie del tempo che m’hai concesso…

Grazie a te!

Innanzitutto vorrei chiederti che ricordi hai del vostro primo concerto in Italia (QUESTO)…

Ottimi ricordi! Pensa che l’Italia m’è piaciuta a tal punto che l’estate scorsa siamo venuti in vacanza con la mia famiglia.

Davvero? E dove siete stati?

Principalmente abbiamo visto Roma, poi abbiamo girato un po’ in macchina soprattutto in Toscana e poi siamo andati a visitare Venezia… incredibile!

Tornando al concerto: c’è qualche ricordo particolare di quella serata?

Una cosa la ricordo bene: il fatto che il pubblico fosse davvero molto eterogeneo. C’erano ragazzi molto giovani accanto a signori di mezza età e anche oltre. Davvero molto cool! E poi il locale (la Salumeria della Musica, ndr) era davvero bello. Davvero, non pensavamo di avere questo seguito in Italia ed in generale in Europa, ci ha sorpreso molto e ne siamo onorati. Proprio per questo non vediamo l’ora di tornare li da voi tra poco.

Sarà un piacere rivedervi. Purtroppo le jam bands da queste parti non passano molto spesso…

Eh lo so. Per una jam band che gira costantemente gli states l’Europa è un po’ più difficile. Si torna un po’ indietro ai tempi in cui si stava tutti stipati nel furgone ed è un po’ più avventuroso. Ma devo dirti che per quanto ci riguarda è stata un’esperienza davvero piacevole: ci siamo davvero divertiti!

C’è un diverso approccio nella scelta dei brani rispetto a quando suonate in patria?

Generalmente no, adottiamo lo stesso approccio, anche perché abbiamo un solo modo di proporci come band e non vogliamo snaturarlo, però in Europa ogni tanto abbiamo dovuto fare scalette un po’ più corte perché in qualche locale c’erano gruppi spalla e restrizioni d’orario. Sono disposizioni che ci vengono date dai promoter e a cui non possiamo che sottostare, ma a parte questo direi che non ci facciamo condizionare molto. Al massimo facciamo qualche richiesta in più: in fondo ci sono dei fan che non possono vederci suonare molto spesso e ci fa piacere accontentarli in qualche modo.

Quest’anno pubblicherete anche un nuovo album; è già registrato? Puoi raccontarci qualcosa su come è nato?

Si, quest’anno uscirà il nostro nuovo album. Abbiamo già registrato tutti i pezzi ma abbiamo composto un sacco di brani e adesso dobbiamo ancora decidere cosa mettere su disco e cosa lasciar fuori. Siccome non abitiamo più molto vicini gli uni agli altri i nostri dischi adesso nascono individualmente: ognuno di noi scrive e registra qualche demo che poi manda a tutti gli altri, poi uniamo le idee e quando siamo pronti andiamo in studio a registrare. In passato è capitato che andassimo in studio senza alcun brano pronto, ma ci troviamo meglio ad avere già qualcosa con cui lavorare, anche se ovviamente qualcosa di nuovo viene sempre fuori quando siamo tutti insieme in una sala di registrazione. Mi spiace che il disco uscirà dopo il nostro tour europeo, ma non mancheremo di farvi ascoltare qualche brano in anteprima!

Moe. (copyright Paul Citone)

Moe. (copyright Paul Citone)

C’è un segreto per continuare, dopo tutti questi anni, a divertirsi sul palco? E’ dura essere spesso in tour?

Beh, non è un segreto, ma credo proprio che jammare sia quello che rende le cose fresche e stimolanti per noi. Vedi, a parte quando dobbiamo preparare dei pezzi nuovi noi non proviamo mai, un po’ perché non stiamo mai lontani dai palchi per più di un mese, e un po’ perché questo approccio evita la noia che inevitabilmente arriva dopo un po’ che sei sulla strada. Per quanto riguarda i tour sarò sincero: è più duro con il passare degli anni. Oltre ad essere un musicista sono anche un padre di famiglia, ho tre figli e dopo un po’ di date la vita on the road diventa difficile, e vorresti passare più tempo con la tua famiglia. Io son fortunato perché ho una moglie magnifica, ma non ti nascondo che ci son dei momenti in cui le cose si fanno più dure, anche se la passione è ancora quella di quando ho iniziato.

E com’è il tuo rapporto con i fans? Mi pare di capire che sia ottimo…

Si, siamo fortunati perché siamo ascoltati e seguiti da un sacco di ottime persone. Pensa che una volta ero in vacanza in Germania e sono entrato quasi per caso in un locale. Dopo poco sento che la band che suonava stava facendo un nostro pezzo! E’ venuto fuori che il proprietario è un nostro grande fan, e si è pure offerto di aiutarci per un problema alla macchina che avevo noleggiato. A parte questi casi devo dirti che è un piacere vedere come la nostra musica unisce molte persone anche diverse tra loro, e devo dire che questo succede forse più da voi che da noi. In ogni caso noi senza i Moe.rons non saremmo niente.

Anche il rendere disponibili i live dei vostri concerti va in quella direzione, no?

Certamente. I fans ce lo chiedevano sempre, e quando la tecnologia ha reso molto più facile mettere a disposizione i nostri live è stata una scelta quasi automatica.

Adesso se n’è accorto anche Bruce Springsteen…

Davvero? (mi sembra davvero stupito, ndr)

Si. Ha iniziato a mettere in vendita i live dei suoi concerti…

Beh, farà milioni di dollari con questa mossa! (ride, ndr)

Lo credo anch’io. Ma il futuro della musica è (anche) questo?

Si, assolutamente. Per noi è molto importante quest’opzione. Le vendite dei dischi ormai son ridotte all’osso, e offrire i nostri live per il download ci aiuta ad essere una band a tempo pieno. Sarebbe stupido opporsi.

Hai avuto la fortuna di suonare con moltissime icone della musica, ma se dovessi scegliere una persona sola tra quelle con cui hai diviso il palco chi sceglieresti?

Senza alcuna esitazione ti dico Robert Plant. E’ davvero una persona umile, senza alcun atteggiamento da star. Ci siamo conosciuti in un camerino ad un festival e siamo stati a parlare tutto il tempo come se fossimo vecchi amici. Per un attimo non ho nemmeno pensato a chi avevo di fronte. Si, se devo scegliere solo uno ti dico lui.

Un grazie doveroso a Claudio Trotta e a tutta Barley Arts per la disponibilità e la pazienza!

Moe. (copyright Paul Citone)

Moe. (copyright Paul Citone)

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