Railroad Earth – Last of the Outlaws (recensione)

Se c’è una critica che viene mossa spesso alle jam band, indistintamente, è quella che sostiene che queste siano band capaci di grandi cose su un palco ma che siano poco incisive in studio. Ed anche se è vero che non sempre a tanta creatività dal vivo è  seguita analoga capacità in studio credo che basterebbe ascoltare l’ultimo lavoro dei Railroad Earth per far cambiare idea ai più.

Uscito a quasi quaRailroad Earth Last of the Outlawsttro anni dal precedente lavoro, “Last of the Outlaws” è un disco che fonde molto bene le differenti anime del gruppo del New Jersey, ondeggiando piacevolmente tra il bluegrass, il folk di tradizione irlandese e quel genere che oltreoceano chiamano “americana” e che qui potrebbe suonare come un rock di matrice cantautorale. L’inizio affidato a “Chasin’ a Rainbow”, scelto anche come primo singolo, convince sin dal primo ascolto. Un brano d’immediata presa cui fa seguito la title track, in cui il gioco diventa subito più serio. I tempi si dilatano ed emerge la vena più psichedelica del combo, le atmosfere si fanno più dilatate e sembra di essere avvolti dalla nebbia in un mattino d’autunno.

Ma la vera sorpresa deve ancora arrivare, si chiama “All that’s Dead May Live Again” ed è una vera e propria suite articolata in quattro movimenti capace di spaziare dalle atmosfere acustiche ad improvvise aperture elettriche risultando davvero appassionante. I Railroad Earth han così dimostrato che è possibile  essere una band aperta all’improvvisazione e al tempo stesso trasferire una parte di questa vena su un album solido capace di convincere appieno: una canzone come “Monkey” dal gusto quasi country e dal minutaggio di quattro minuti scarsi suona bene come la successiva “Hangtown Ball”, una ballad dalla coda tanto lunga quanto ipnotica.

C’è anche spazio per l’incessante vita in giro per gli states con “One More Night On the Road” e si chiude in bellezza con la buonanotte in musica di “Take a Bow”. Non è un album che cambierà il corso della musica, ed i suoi piedi son ben piantati nella tradizione d’oltreoceano, ma “Last of the Outlaws” è un album di ottime canzoni, di atmosfere ora struggenti ora festose e, soprattutto, di ottima musica.

Adesso speriamo di vederli live almeno in Europa, siamo francamente un po’ stufi di dover andare solo su liverailroadearth.com per sentirli dal vivo!

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2 commenti

  1. Giovanni · · Rispondi

    Ciao, è la prima volta che vedo questo sito. Incredibile, qualcuno in Italia ha fatto un sito sulle jambands! Comunque, sono appena tornato da un viaggio a NY dove ho visto il concerto dei Railroad Earth al BestBuy Theater, in piena Times Square. Che dire…per me loro sono i più bravi di tutti, oggi. La capacità narrativa delle loro jam suona sbalorditiva, alle mie orecchie. Mai sentito una coesione strumentale di questo livello, e di concerti ne ho visti moltissimi (tra quelli che ho visto di jambands -termine che odio- : Phish, Widespread Panic, String Cheese Incident, Gov’t Mule, moe, God Street Wine, Strangefolk, Bela Fleck, Black Crowes e ben 13 dei miei preferiti, Medeski Martin&Wood). Agli appasionati del genere consiglio: mettete da parte i soldi per un trip oltreoceano perchè un concerto dei Railroad Earth è una delle massime espressioni musicali prodotte oggi dagli USA.
    Ritornando al disco, Last of the Outlaws, per me è tranquillamente disco dell’anno, con 10 mesi in anticipo: la pulizia dei suoni è stupefacente, armonie strumentali e vocali splendide; il songwriting ormai unico di Shaeffer, con le sue incredibili storie di memoria,montagne, fantasmi, treni, corse all’oro e altre “favole” derivate da racconti di un lontano passato di frontiera che affascinano sempre, rapiscono come le storie raccontata da un vecchio saggio…
    Questa band è una vera gemma. Consigliatissimi

    1. Ciao Giovanni e grazie del commento! Non piace nemmeno a me il termine jam band, anche perché al suo interno c’è di tutto, ma era un modo per mettere sotto lo stesso tetto un sacco di band che mi piacciono e dall’attitudine simile! Se volessi raccontare la tua esperienza in quel di New York sappi che queste pagine ti ospiterebbero volentieri! A presto!

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