Phish al Madison Square Garden 2013

Anche se con queste ultime date i Phish sono arrivati a ben 31 concerti al Madison Square Garden l’appassionato sa che l’unione della band del Vermont con il palazzetto più famoso di New York è sempre foriera di grandi concerti. La mente, e le orecchie, tornano inevitabilmente al 1995 e ad uno dei concerti più amati e -lungamente- desiderati dei fan: QUESTO. Ecco quindi perché ho seguito con febbrile attenzione questa “run” -tra l’altro trasmessa via internet in HD- ed ecco perché l’attività del blog riprende proprio dalla recensione di queste serate.

ph131228_011° GIORNO – 28 DICEMBRE

Da un primo concerto di quattro, con per giunta tutte le aspettative del pubblico che pensano già all’ultimo della serie e dell’anno, ci si potrebbe aspettare il “compitino”. Ed invece i Phish, che già durante l’estate han confermato lo stato invidiabile di forma, partono subito col piede giusto. Si parte con una “The Wedge” di riscaldamento ma già dalla seguente “Stealing Time from The Faulty Plan” si decolla e con “Mound” (classico da primo set e uno dei miei pezzi preferiti) l’atmosfera si scalda a livello di guardia. Del primo set segnalo anche una “Wolfman’s Brother” da incorniciare ed una bella versione della successiva “Monica”, brano al momento inedito in studio ma suonato nel concerto di Halloween come parte integrante di un nuovo album intitolato “Wingsuit” che dovrebbe uscire quest’anno. Il secondo set parte subito bene con “Sand > Piper” ma col proseguo dei brani sembra che Trey non sia ispirato al massimo, e “Tweezer” non è niente di speciale. Intendiamoci: i Phish raramente sbagliano un concerto, ma quando si tratta di Madison Square Garden ci son così tante aspettative che basta una jam ordinaria per storcere il naso. Il finale del concerto è affidato ad una “Run Like an Antelope” soddisfacente, con “Suzy Greenberg” e la ripresa di “Tweezer” a chiudere un concerto in cui la band ha preso le misure e s’è lasciata andare con cautela… ma le premesse son tutte li pronte…

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2° GIORNO – 29 DICEMBRE

Troppo facile, almeno per me. Quando si parte con “The Moma Dance” e si va subito a “Rift” l’algido cronista viene scalzato dal fans che si dichiara già pienamente soddisfatto. Continua l’inserimento di brani dal già citato “Wingsuit” con una discreta “555”, ed in generale l’atmosfera pare più tesa rispetto alla prima serata, anche la scelta dei brani privilegia brani più diretti ed il bluegrass di “Sparkle” è un bel respiro in un set quasi senza fiato. Il primo set si chiude con una “Gumbo” da manuale ed una “Walls of the Cave” che invece non m’è piaciuta molto, ma la piccola delusione sparisce subito dopo la pausa. Infatti parte subito una “Down with Disease” da cardiopalma, magmatica ed intensa che non molla per un secondo di tutti i suoi venti minuti. La “Carini” che segue sembra una gemma minore solo perché col brano precedente i nostri sembrano aver azzeccato la jam perfetta, ma c’è ancora spazio per una bella “Golgi Apparatus” che fa da preludio alla David Bowie che chiude il secondo set, probabilmente uno dei set più coinvolgenti e compatti di tutto il 2013. Ci si saluta con “Possum” col dubbio di come possano questi quattro non più ragazzi far dimenticare una serata quasi perfetta.

ph131230_013° GIORNO – 30 DICEMBRE

E’ ovvio che se si parte con l’idea che il giorno dopo la band farà tre set in luogo dei canonici due chiunque farebbe a cambio, ma credo proprio che potendo scegliere una data sola tra le quattro avrei scelto questa. Colpa più delle sensazioni che di altro, perché con questa band si cade sempre in piedi, ma devo dire che di questa serata mi rimangono impresse dei dettagli: Trey Anastasio che sembra sbagliare completamente “Chalk Dust Torture” per poi rivelare una jam superba, i fraseggi di Mike Gordon che sostengono l’iniziale “Kill Devil Falls” così come quelli di Page McConnell rendono “Bathtub Gin” quel pezzo così pop e così dissonante al tempo stesso. C’è poi quel bellissimo viaggio che parte con “Ghost” per concludersi circa quaranta minuti dopo sulle note di “First Tube”, per non parlare di “Slave to the Traffic Light” che, messa li a chiudere una serata così, sembra quasi sprecata. Chi vive nel passato continua a fare paragoni col ’95 o il ’98, chi guarda il presente sa che è un bel sentire. Ma ormai siam tutti con la mente proiettata al gran giorno!

ph131231_014° GIORNO – 31 DICEMBRE!

Ci siamo! Il gran giorno è arrivato… già, ma cosa combineranno? Perché se ad Halloween sai più o meno cosa aspettarti (tutto un disco…) col capodanno le cose si fanno più complicate. E poi c’è il trentennale da festeggiare… insomma c’è tanta di quella carne al fuoco che potrebbe intimorire. Fortunatamente nessuno dei quattro sembra esserlo quando le luci si accendono e parte “AC/DC Bag”. Primo set tutto sommato nella media, con una bella “Sugar Shack” che emerge sul resto. Alla fine del set ecco la prima sorpresa… una torta! Lascio perdere i riferimenti iconografici che i “malati” avranno colto (1988…) in quella montagna che è stata servita ai fortunati delle prime file, ma il bello è che le sorprese sono solo all’inizio. Nella pausa tra i set ecco un bel video con Jon Fishman che ripara, e poi guida un vecchio camion verso il MSG… ed ecco apparire il camion nel bel mezzo del Garden con i nostri che suonano li sopra tutto il secondo set! Al posto delle aste dei microfoni ecco delle mazze da hockey… e sembra di essere nel 1983, solo che qui ci son ventimila persone in delirio. “Llama” è la solita botta, “Reba” è ormai uno standard jazz aperto ad ogni sorta di improvvisazione ed il finale di set con “The Lizards > Split Open and Melt” va via che è un piacere. Il terzo set è ormai una festa a tutti gli effetti, con la band che si lascia andare ancor di più,  e ne viene fuori una “Fuego” pazzesca (che bel disco che ci aspetta nel 2014!) e una “You Enjoy Myself” in cui succede di tutto. Sfiniti tutti quanti ma con ancora qualcosa da dare ecco la buonanotte con “Show of Life”… e se per il trentennale la band è ancora così in forma chissà cosa potrà succedere nel 2015, nel 2016 e così via… e non dimenticatevi di non prendere impegni per il 31 dicembre 2043, i Phish han già bloccato la data per il loro sessantennale e l’hanno annunciato con un video a fine concerto. Io ci sarò, voi?

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