Umphrey’s McGee – Class of 2012 (recensione)

UM - Class of 2012Ho seguito fin dall’inizio la raccolta fondi che ha portato alla realizzazione di questa “Class of 2012” degli Umphrey’s McGee. L’idea è ottima: lasciar scegliere ai fan quali sono state le migliori performance dell’anno e raccoglierle in una specie di live-antologia. Quest’anno poi la band ha voluto andare un po’ più oltre, ed ha messo il progetto su PledgeMusic, piattaforma di crowdfunding musicale che vanta tra gli utilizzatori artisti quali Slash e Killing Joke, offrendo tutta una serie di ricompense che spaziavano dal semplice download in MP3 fino a test press su vinile e oltre. Io mi son limitato ad una copia in FLAC al modico prezzo di 15 dollari, e devo dire che son stati soldi ben spesi. Innanzitutto perché quotidianamente la band interagiva con i “finanziatori” e ci ha regalato altri bonus, tra cui un video in alta qualità e alcune registrazioni molto interessanti, e poi perché il prodotto finale vale davvero la spesa.
Ovviamente un progetto con queste caratteristiche tende a privilegiare l’aspetto più jammato dei live degli Umphrey’s McGee, e nelle quindici tracce qui presentate solo quattro (di cui una è un’introduzione e un’altra un estratto di “Cocaine” di JJ Cale) durano meno di dieci minuti, ma devo dire che l’ascolto di tutto l’album fila via abbastanza bene. Va da se che, scegliendo il meglio, le performance sono tutte molto valide ed interessanti, e devo dire che quando emerge il lato reggae la band arriva a livelli d’ispirazione stratosferici.
Got Your Milk ad esempio passa dall’hard rock fino ai ritmi forsennati della dance in una transizione che ha del prodigioso, ma anche la già citata jam “Bright Lights, Big City > Cocaine > Bright Lights, Big City” è molto divertente. Interessante anche il suono “moderno” che riveste “Wappy Sprayberry”, potente quarto d’ora registrato in quel di Chicago.
Il progetto della Classe del 2012 -e del crowdfunding correlato- è davvero interessante, sia perché offre ai fan un livello d’interazione molto profondo con la band e sia perché permette alla band di valutare l’interesse (e la fattibilità) di una certa idea presso il proprio pubblico. La band ha raccolto quasi il doppio di quello che era l’obiettivo della campagna, cifre che non possono competere col milione di dollari raggranellato da Amanda Palmer su Kickstarter, ma che fanno pensare che un nuovo modello di business potrebbe essere all’orizzonte. Logico che i nostalgici del vinile e del negozio di dischi, come il sottoscritto, rimpiangerannoi “bei tempi andati”, ma è meglio non rattristarsi del passato e guardare con fiducia al futuro.

Meglio se con della buona musica nelle orecchie.

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