Gov’t Mule – Shout! (recensione)

Gov't_Mule_Shout!Certo che fa una certa impressione vedere un album dei Gov’t Mule uscire -almeno in America- per la Blue Note. Dopo il marchio Stax a campeggiare sul “Live at the Moody Theater” della Warren Haynes Band ecco un altro pezzo di storia della Musica -quella con la M maiuscola- che sceglie di pubblicare un lavoro dei Muli. Un disco, inutile girarci intorno, ambizioso. E che la band punti molto su “Shout!” è confermato dal tempo impiegato per registrarlo, circa un anno tra lo stop del tour e la fine delle session, dal formato doppio album e dalla quantità e qualità degli ospiti coinvolti, da Dave Matthews ad Elvis Costello passando per Dr.John, solo per citarne alcuni.

Interessante la formula qui proposta: ad un disco “classico” e con la formazione standard se ne affianca un secondo in cui gli stessi brani sono reinterpretati con l’ausilio degli ospiti.

Ma andiamo con ordine. Il primo disco si apre con “World Boss”, un brano nel più classico stile Gov’t Mule: chitarre e soli in evidenza su una base blues-rock da manuale. La prima sorpresa arriva dopo poco, con una “Whisper in Your Soul” che parte sussurrata per poi esplodere in un ritornello che potrebbe anche piacere ad un pubblico più generalista. La versione in studio di “Captured”, che avevo ascoltato in anteprima a Milano lo scorso luglio, conferma già l’ottima impressione del live e si conferma come uno dei migliori lenti nel repertorio del gruppo. Della svolta reggae del gruppo rimane, per fortuna, solo un brano, “Scared to Live”, e poi si ritorna a quello che i nostri sanno, a mio parere, far meglio. “Stoop so low” mescola il soul dei ’70 col guitar rock: ne vengono fuori otto minuti abbondanti al calor bianco impreziositi dall’hammond di Danny Louis. “Forsaken Savior” è una ballad carina e proprio mentre il disco sembra andare col pilota automatico ecco che spunta “Funny Little Tragedy”, un altro candidato a singolo che col suo incidere grintoso sembra riecheggiare il rock’n roll più stradaiolo.  Il finale con “Bring On the Music” è una gioia per gli amanti delle jam: soli, psichedelia e una melodia ora struggente ora energica per chiudere in bellezza.

E’ incredibile come il solo cambio di cantante possa dare sfumature diverse ad un pezzo. L’ennesima dimostrazione la troviamo nel secondo disco, dove basta sostituire Haynes con, ad esempio, Ben Harper per venare di r’n b “World Boss”. Nel gioco dei ruoli e dei cantanti ci sono ovviamente vincitori e vinti,  e mentre Elvis Costello e il suo stile finiscono subito nella prima categoria la magia non riesce a Jim James e alla sua scialba versione di “Captured”. E se Toots Hibbert compie miracoli con “Scared to Live” e di Glenn Hughes non possiamo parlar male Ty Taylor non aggiunge niente a “Bring On the Music”.

Nel complesso “Shout!” si poteva rivelare un disco noioso, con due versioni simili degli stessi brani, ma all’ascolto, dapprima curioso e poi convinto, regge bene, ed anche se le voci spesso non sono quelle di Haynes dalla prima all’ultima nota il disco è al 100% Gov’t Mule. I Muli, complice forse anche la spina staccata per un po’ dai live, tornano con brani di ottima qualità, con un songwriting ispirato come poche altre volte e tante idee in musica. Era ora.

Che sia questa la volta buona per un bel salto di popolarità? Dopo aver ascoltato “Shout!” non possiamo non augurarcelo.

Ecco un assaggio:

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