Allman Brothers Band – Brothers and Sisters Super Deluxe Edition

Di tutte le ristampe uscite di recente sicuramente la più interessante per questo blog è quella che ha come protagonista “Brothers and Sisters”, quinto album della discografia dell’Allman Brothers Band.

Il gruppo di Macon non credo abbia bisogno di introduzioni su queste pagine, ed era da tempo che i fan speculavano su una nuova edizione di quello che è stato il maggior successo discografico della band, soprattutto dopo che un tale trattamento è stato riservato ad “Eat a Peach” e al live “At Fillmore East”.

Due le versioni espanse disponibili; la prima in due CD racchiude l’album originale rimasterizzato più un secondo disco di outtakes e jam estratte dalle sessions, ma noi qui parleremo della Super Deluxe Edition che ai due dischi già citati aggiunge, udite udite, il concerto completo registrato al Winterland il 26 settembre 1973. Ecco una breve analisi di tutto quanto:

L’ALBUM

DSC_1337Questa è la parte più facile. Trentotto minuti e venticinque secondi dei migliori Allman. E dire che “Brothers and Sisters” viene fuori da un periodo a dir poco difficile per la band: dopo la morte di Duane Allman prima (29 ottobre ’71) e Berry Oakley poi (11 novembre ’72) il gruppo perde due pedine fondamentali negli equilibrii interni. Dickey Betts, che sul disco si firmerà Richard, inizialmente pensa di trovare un sostituto a Duane, ma accortosi dell’impossibilità di sostituirlo decide un po’ controvoglia di rimanere il solo chitarrista del combo. Caso vuole che per la Capricorn records si trovi a passare un giovane pianista di nome Chuck Leavell, un ventenne con poca esperienza alle spalle (aveva suonato nel primo disco solista di Gregg Allman) ma che, quando si trova a jammare con la band convince tutti quanti delle sue capacità. La morte di Berry Oakley -il fato ha voluto che Berry morisse in un incidente di moto a circa tre isolati dal luogo dove un anno prima aveva perso la vita Duane- avviene quando il disco è nella sua fase iniziale, e a sostituirlo viene chiamato Lamar Williams. Un altro stop, un altro lutto, un’altra ripartenza.

Molta della fortuna commerciale del disco è dovuta a “Ramblin’ Man”, il quasi-country partorito da Dickey Betts e che divenne la colonna sonora dell’estate del ’73, facendo conquistare al singolo il 2° posto della classifica di Billboard e trainando l’album che rimase per cinque settimane al primo posto. Non c’è solo spazio per i singoli in “Brothers and Sisters”: c’è “Jessica” e quel suo inconfondibile riff che da allora si apre alle jam più ispirate, ma c’è anche “Come and Go Blues”, forse il brano in cui Leavell si esprime in studio al suo meglio. Non che fosse il caso di riscoprirlo, ma “Brothers and Sisters” ha retto davvero bene la prova del tempo, ed in questa rimasterizzazione si riescono ad apprezzare anche quei dettagli sonori che sembravano perduti fino ad oggi.

BONUS TRACKS

Diciamocelo: molte volte le tanto sbandierate “bonus tracks” non sono altro che scarti di lavorazione, brani che stavano bene nell’oblio in cui erano confinati prima che la discografia fiutasse il business delle ristampe. Qualche volta però in mezzo agli scarti si trovano delle gemme preziose, e per fortuna questo è il caso in questione.

Brothers and Sisters Super Deluxe EditionUn disco interessante da più punti di vista: innanzitutto da quello più “storico” perché aiuta a capire l’evoluzione del suono della band in studio, l’inserimento delle tastiere prima ed il cambio di bassista poi, e poi perché questo scorcio di “dietro le quinte” mette in risalto la cura meticolosa della band nelle prove così come nell’arrangiamento dei brani. Abbiamo infatti sia una “Trouble No More” provata per far entrare Leavell nei meccanismi del gruppo, ma abbiamo anche un paio di outtake di livello e, sul finale, una splendida jam, ribattezzata “A Minor Jam” e con Les Dudek ospite alla chitarra, che mette in luce le qualità quasi-jazzistiche del gruppo di Macon.

Come ha dichiarato Bill Levenson, produttore del cofanetto, a “Hittin’ the Note”: “in questa jam questi ragazzi avrebbero potuto suonare con Billy Cobham o Chick Corea e i Return to Forever. Questa è una differente visione musicale, qualcosa che poi si sarebbe manifestata in quello che poi han fatto i Sea Level (una band formata tra gli altri da Leavell, Williams e Jaimoe).

Interessante anche quello che ha detto Leavell sempre ad Hittin’ the Note: “quando ascolto “I’m gonna Move to the Outskirts of Town” mi ricordo che mentre la suonavo pensavo “vogliono che qui faccia un assolo adesso? Non c’era nessuno ad indicarmi quando inserirmi, ero io che dovevo trovare il momento giusto. Se mi riascolto mi scopro un po’ reticente all’inizio, ma quando capii che era il mio turno mi son buttato con tutto me stesso. Era davvero eccitante per me suonare con musicisti di così grande talento,; avevo già suonato con buone band in precedenza, ma quello è stato un grosso passo avanti per me.

Ma c’è un’ultima cosa che rende speciale queste bonus tracks: quello che ascoltiamo qui è forse il miglior Berry Oakley di sempre, e se servisse un esempio basterebbe ascoltarlo nella già citata “Outskirts of Town” per capire come la musica abbia perso un gran bassista con ancora molto da dire e, soprattutto, da suonare.

LIVE AT WINTERLAND, 26 SETTEMBRE ’73

Dal punto di vista tecnico, è sempre Bill Levenson a dircelo, includere questo concerto è stata la parte più difficile del cofanetto. La band aveva negli archivi un multitraccia completo della serata, mentre Johnny Sandlin (il fonico all’epoca) aveva fatto un mix in quadrifonia, ma c’era anche un mix in stereo che era stato prodotto per la trasmissione sulla radio KSAN. Per rendere il suono del live coerente sono state usate tutte e tre le fonti, ed il risultato è eccezionale. Parte di queste tracce, ad esempio “In Memory of Elizabeth Reed” e “Wasted Words”, erano già uscite nel live “Wipe the Windows, Check the Oil, Dollar Gas” (uscito dopo il primo scioglimento), ma solo con l’avanzamento della tecnologia è stato possibile recuperare l’intera performance. Non mi dilungo in ulteriori dettagli tecnici, anche perché quello che in ultima analisi conta è la musica, e qui siamo ai massimi livelli. La band suona alla grande ed anche i brani che nel passato avevano più beneficiato delle due chitarre qui vengono resi alla grande. Brani in particolare? Scontato citare “Whipping Post”, splendida “You don’t Love Me” (con estratto di “Amazing Grace”) e interessante “Stormy Monday”, ma è tutto il concerto a volare ai livelli più alti mai raggiunti dalla band.

CONCLUSIONE

A costo di sembrare banale lo dico: il lavoro fatto con “Brothers and Sisters” è davvero encomiabile. Se davvero si vuole che la discografia nel 2013 abbia un qualche futuro questo è l’approccio da tenere. Una parte iconografica curata e ben fatta, un packaging carino, note storiografiche -qui a cura di Scott Schinder- ben scritte e documentate ma, soprattutto, musica di qualità. Qui abbiamo un cd, il secondo, che da solo renderebbe il box interessante, a cui si aggiungono due cd live che forse non aggiungono molto a quanto già pubblicato dagli Allman in questo ambito, ma che di sicuro si lasciano ascoltare davvero con piacere.

Ci piacerebbe vedere la stessa cura e passione anche in tante altre ristampe, e purtroppo molto spesso non è così.

PS a quando un cofanetto definitivo dedicato al live “At Fillmore East”?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: