Phish – Live Bait vol.9 (download gratuito)

I Phish sono sicuramente una tra le band che, al momento, gode di maggiore popolarità nel circuito Jam Band.

Una popolarità confermata, se ce ne fosse bisogno, dal tour estivo che la band di Trey Anastasio sta affrontando nelle maggiori arene americane, e che una volta finito meriterà un’approfondita analisi su queste pagine.

LiveBait9Per ingolosire i fan d’oltreoceano la band ha pensato bene di confezionare il nono volume della compilation “Live Bait”, e di offrirla in download gratuito a chi è registrato al sito livephish.com, ovvero il portale per acquistare tutta la loro musica, sia studio che, soprattutto, dal vivo.

Compilata dal fedele Kevin Shapiro (archivista della band) quest’antologia spazia lungo un arco temporale di ben diciott’anni, questo infatti il tempo intercorso tra la “Foam” registrata a Bangor nel ’94 e “Undermind” tratta dal tour estivo 2012.

Ovviamente trattandosi di una compilation i nostri han privilegiato i brani più jammati rispetto alle canzoni più standard, un po’ come se questo Live Bait fosse un lungo secondo set di uno dei loro show. Scendendo nei dettagli l’inizio è affidata alla già citata “Foam”, qui venata di jazz e con un solo intrigante. Il mio pezzo preferito è il successivo, una dilatata “A Song I Heard the Ocean Sing” del 2004, che fa da contraltare alla ritmata “Mona Dane” registrata a Toronto nel 2000, in cui segnalo uno splendido assolo di Anastasio.

La seguente “Split Open and Melt > Kung > Jam” è una mezz’ora oscura con ritmi funky possenti che non m’ha impressionato particolarmente, molto meglio a mio parere la “Mike’s Song > Twist > Weekapaug Groove” che segue; quaranta minuti che invece di perdersi in mille note puntano tutto su solo e raccordi minimali. La successiva “David Bowie” non mi ha appassionato, troppo fredda rispetto ad altre versioni pubblicate. Kevin Shapiro qui gioca facile, e cala una “AC/DC bag > Ghost” del ’98, davvero bella ed ispirata, uno dei classici live dei Phish al suo meglio. Il finale è affidato a “Tube > Slave to the Traffic Light” (anche questa dal tour ’98) con uno splendido solo di Mike Gordon al basso e ad una “Undermind” (brano che da il titolo all’ultimo disco pre-reunion dei nostri) che non fa impazzire ma che piazzata alla fine è degna conclusione di un “set” che è stato davvero ben confezionato.

Ovviamente il mio consiglio è di farlo vostro, anche perché se non conoscete la band del Vermont è un ottimo spaccato delle loro esibizioni, oltre che del loro songwriting.

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